Queimada - Brand Care Courses Queimada - Brand Care blog

L’industria culturale 11 - Seduzioni Visive

La seduzione, il flaneur, il voyeurismo, la costruzione di figure tipiche come quella del detective sono i segni del contemporaneo. Come in un rituale di accoppiamento la merce deve se-durre (condurre a sé) il consumatore, il quale ha una morbosa e insaziabile curiosità di guardare, di indagare su di essa, di farsi distrarre. Lo studioso […]

L’industria culturale 10 - Mercati / fiere / mostre / grandi esposizioni universali

Mercati / fiere / mostre / grandi esposizioni universali

Da che deriva l’importanza di Milano Expo 2015 per i processi comunicativi? Se il consumo è la forma di religione moderna, lo spazio espositivo è l’altare in cui i riti si consumano

Lo spazio fieristico è il non-luogo in cui si producono, prima che le transazioni, le mostrazioni dei corpi del desiderio, degli oggetti da desiderare e consumare.

Le aree espositive, fisiche e virtuali, hanno rappresentato e rappresentano dei punti di riferimento insostituibili per la metropoli e per l’immaginario.

In senso traslato, la rete è un’esposizione continua di concetti, oggetti virtuali, immagini e corpi (anche corpi umani: si pensi alla pornografia).

L’industria culturale 9 - Non luoghi

Non-luoghi

È lo studioso Marc Augé a introdurre il concetto di non-lieu, non luogo per indicare gli spazi della modernità in cui i soggetti perdono i consueti riferimenti oggettuali, e con essi il legame alla sfera del fattuale.

Il non-luogo è lo spazio de-territorializzato in cui si sta per desiderare, per sognare, per farsi rapire lo sguardo, e dunque anche per consumare. Sono stati di volta in volta definiti non-luoghi le stazioni, gli aeroporti, gli Autogrill, i musei di nuova generazione, e in generale i luoghi di passaggio.

Anche il web è un non-luogo, e comunicare in rete vuol dire sottostare alle regole dell’astrattezza, dello spaesamento testuale e iconografico.