Matrix: Mentana vorrebbe parlare di pubblicità senza citare i brand
Riproponiamo, da Brand Care un intervento di Alessandra Colucci:
Non vedevo l’ora di avere qualche minuto per commentare in questa sede questa mia assurda esperienza! Immaginate…
Venerdì rientro a casa non più tardi delle 22:30. Tra una cosa e un’altra passa un’oretta e decido di trascorrere la serata “appantofolata” sul divano a godermi solitudine e relax guardando la TV. Controllo il deludente palinsesto e, non avendo un DVD a portata di mano, propendo per qualche “sano giro di zapping”, ché spesso porta consiglio!
Poco dopo mi rendo conto che a Matrix si sta parlando di pubblicità e mi faccio convincere da tale argomento a seguire la puntata, ma… ORRORE!
… mi accorgo che, nonostante si discuta di advertisement, nonostante tutti gli ospiti siano o siano stati amati testimonial di importantissime campagne, nonostante si voglia tracciare un excursus della reclame, si cerca in tutti i modi di non citare i brand, dando vita a incomprensioni, fraintendimenti e soprattutto imbarazzi. E non è tutto! Vanno in onda frammenti di spot e antologie di caroselli che portano offuscato il marchio del prodotto e censurato l’audio del filmato.
Ma che senso ha?
Si parla di Giovanni Rana e Francesco Amadori con imbarazzo, dato che il loro nome corrisponde al brand del rispettivo business, si intervista Doris cercando di non citare Mediolanum (che nel finale del programma si è come dissolto!), si richiede a imbarazzatissimi ospiti di raccontare la propria esperienza di testimonial senza fare il nome della marca: come fa Ferrari a non citare Dash o cosa può dire Raz Degun senza pronunciare “Jegermaister”?
Mentre inizio a sfogarmi appuntando a penna queste osservazioni sul primo foglio di carta che mi capita a tiro, mi chiedo: perché mai fare una puntata dal titolo “Dalla reclame allo spot - storia di un’emozione”, titolo che campeggia gigantesco alle spalle degli ospiti, per poi non essere liberi di esprimersi senza imbarazzi e finte censure (tanto il brand si capisce lo stesso e a volte è proprio impossibile non pronunciarne il nome!)?
Solo sulle marche scomparse oppure non più troppo conosciute ci si rilassa un po’ e ci si concede qualche “strappo alla regola”. Per il resto censure parziali, gaffe, frasi troncate, caos su quel che è lecito dire e quel che no, che rendono farraginoso lo scambio di opinioni e la condivisione di esperienze… Personalmente credo che il tutto sarebbe stato meno spiacevole se non avessero cercato di omettere quel che della pubblicità è il sale: il brand… come discutere di un film senza dirne il titolo o di un attore senza dirne il nome?
Oltretutto, data la quantità smodata di brand che sono stati “evocati” (dato che non si poteva citarli!) nessuno ne avrebbe goduto in fatto di awareness: come memorizzare una intera antologia? Io l’ho trovato patetico e deludente!
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